martedì 20 maggio 2014

Eutanasia di un viaggio


Ho dormito con uno sconosciuto.


Io che reputo il sonno lo stato più intimo di una persona, la condizione che può essere condivisa solo in rarissimi casi e non con un “qualunque”.

Le difese scivolano via, il volto, troppo rilassato, diviene come trasparente sino a quasi palesare le immagini che la mente partorisce; fotogrammi d’intimità assoluta.

Ho dormito con uno sconosciuto.


Io che dormo da sola, ho dormito con lui: un perfetto estraneo, un senza nome, uomo il cui volto ho scordato.
Nulla in comune con la trama di Ultimo tango a Parigi, film che amo… niente che gli somigli, eccezion fatta per l’assenza di un nome, almeno come avviene per buona parte della celebre pellicola.
Dello sconosciuto io non ho memoria alcuna, non conosco il suo nome né ho mai saputo se avesse avuto una consorte morta suicida o se stesse gestendo un albergo o una pizzeria, se egli fosse uno scalatore del K2 o, chissà, un fumettista-cantante.
Al mio risveglio lui era lì, bocca un po’ aperta, un leggero sibilo; io confusa, disorientata per un attimo che m’è parso lunghissimo, ricomponendomi, ho cercato risposte ai miei quesiti…
Quell'attimo di sbandamento, di vuoto è durato fino a quando mi sono resa conto d’esser sul treno, seduto accanto a me, dormiente quanto lo ero stata io, lo sconosciuto.


martedì 6 maggio 2014

Marcire con disinvoltura


Imbarazzata per la signora che riesce a far scappare i pesciolini dalla vasca dell’ittioterapia, vasca da pediluvio per improbabili incontri occasionali e no.
Cosa dire del fastidioso “intimo” prurito del quale è affetta la povera ragazza che su un lettone chiede consiglio alla sua mamma?
In ascensore, poi, si rischia di incontrare signore che emanano fetori indescrivibili, odoracci di cui parlano con una certa disinvoltura e noncuranza; ovvio, è assolutamente comune!
Lezzo scaturito anche dal corpo di quella giovane donna che il divano, dotato d’intelligenza, tiene a debita distanza dal probabile corteggiatore.
 Sofà che diligentemente si unirà alla sua metà, avvicinando così i due, appena la signora avrà indossato un assorbente dotato delle ”speciali molecole Enne tre”.
Mi consola, comunque, la possibilità elevata che abbiamo di raggiungere rapidamente un orgasmo solo usando profumi firmati; in questo caso siamo come possedute.
 Biascichiamo parole incomprensibili, sussurriamo, emettiamo suoni che paiono arrivare da altri mondi, allora capisco che siamo fortunate: possiamo godere… quando (e se) riusciremo a capire il nome della marca!
Ci ha pensato un detersivo per la casa a riportare tutto in una sorta di “classicità”.
Cenerentola che pulisce velocemente e senza fatica: lei sì che ci era mancata!
Gli uomini?
Profumano di rosa canina… forse.




Fonte immagine:http://viaggi.libero.it/news/25059033/le-citta-piu-puzzolenti

martedì 22 aprile 2014

Alfred McCoy Tyner


Jazz note secondo Marco




Scrivere di Alfred McCoy Tyner, su queste pagine, somiglia un po' a scoprire l'acqua calda, ma la vera scoperta è quella di vederlo ancora così vitale e così grande a 76 anni (nasce a Filadelfia l'11 dicembre 1938). 
Magro, scheletrico, la classica andatura dinoccolata di sempre, dietro alla tastiera di un pianoforte torna giovane e compensa con classe quello che può aver perso in potenza.
 In questo video lo vediamo con Ravi Coltrane (e che le colpe dei padri non ricadano sui figli):



               

venerdì 18 aprile 2014

Noi siamo quello che vediamo




Roberto Pinetti








Hai visto? Sei certo? Hai almeno guardato? Hai visto o credi di aver riconosciuto qualcosa e ti sei fermato li. Come sempre. Credi di vedere ma sei cieco. Credi di capire ma, tutt'al più hai "riconosciuto" dei segni che "pensi" di aver già visto. Così credi, ti illudi, di aver visto, guardato, capito magari! Ma non hai ancora aperto gli occhi. Forse pensi che leggendo una didascalia, una spiegazione, magari quella dell'artista stesso, oppure di un critico qualunque o, in generale, un "addetto ai lavori" dell'arte visiva, potrai capire. Ma non è così. Guarda. Apri il cuore e zittisci la mente con tutte le balordaggini che ci hanno ficcato negli anni e ascolta. Osserva. Fai tacere la testa che ti suggerisce le stupide connessioni che spacciamo per comprensione ma sono solo "riconoscimenti", recupero di pre-concetti già catalogati e inscatolati, così come inscatolate sono gran parte delle persone. Guarda. Fidati della connessione profonda che pur esiste fra gli occhi e la psiche, lo sguardo e l'anima. E non avere paura di "scoprire". Bandisci i luoghi comuni, almeno per un istante, e lascia scorrere la consapevolezza che emerge quando facciamo tacere i pensieri inutili, quelli preconfezionati e imparati a memoria, e che come pappagalli ripetiamo all'infinito, per sentirci uguali, come gli altri, non sapendo che "altri" è un termine generico che riflette, come uno specchio, noi stessi quando non siamo consapevoli. Guarda. Osserva. Sono le uniche parole che posso ripeterti. Dato che la comprensione, che è una forma della Conoscenza, è autentica solo quando ti attraversa personalmente. Quando è frutto di un profondo lavoro/cammino individuale. E non può certo derivare da parole lette o sentite e poi memorizzate così da ripeterle all'occasione. Se provi a farlo, se solo riesci per qualche momento a porti davanti a questa immagine con gli occhi finalmente aperti. Allora comprenderai cosa significa: "noi siamo quello che vediamo".

Roberto Pinetti


«Noi siamo quello che vediamo»
Dittico
 Fotografia digitale Stampa: diretta su lamiera zincata
di
Roberto Pinetti


mercoledì 16 aprile 2014

Il fotografo delle dive



emmegrafia






Peter Basch (Berlino 1921 - New York 2004) era il fotografo delle dive. In rete poche note biografiche (infanzia in germania e poi il resto della vita negli USA), e la lista delle dive (e dei divi) che ha ritratto per Life, Look e Playboy. Le sue foto ci parlano di una visione non convenzionale, che va oltre il solito ritratto del volto o della posa cinematografica, che però riassume il personaggio ritratto con particolari simbolo, come questa foto di Marlene Dietrich del 1964 tutta costruita intorno alle sue leggendarie gambe.





mercoledì 2 aprile 2014

Sempre io: Egon Schiele

BuonaVita

Perché senza l’arte nessuna vita sarebbe buona








Egon Schiele (1890 – 1918), pittore ed incisore austriaco, è stato un artista figurativo del primo Novecento, esponente dell’espressionismo viennese. 

Una vita rapida e un’arte profondamente intensa nota per l'introspezione, per i corpi contorti, per il sesso in esposizione, ma ogni medaglia ha due facce ed ecco che alberi e paesaggi sono stati protagonisti meno noti di un’arte essenziale ed elegante, rapida ed emozionante. 
La fragilità del tratto diviene interprete di una precarietà esistenziale espressa da alberi, simbolo di vita in continua crescita, davanti ad un sole minuscolo e spento, urlo stabile nella transitorietà di alberi cresciuti silenziosamente con fatica, dove la diversità è sempre evidente, dove si assiste a quella strana voglia di star soli. Alberi in libertà per un artista che stava stretto ogni giorno. Non esiste lucentezza né cromatica né reale in Schiele e la grandiosità sta proprio in questo, in quel tratto sempre casuale, nei toni sopiti e rilassati anche nell’energia di un rosso o nello splendore di un giallo, nella rapidità di una linea riconoscibile ovunque che diviene poesia visiva.
E l’arte, per chi ne fa una ragione esistenziale, è la sola espressione di conoscenza per dire della propria vita che, nonostante i problemi e le difficoltà (e Schiele ne sapeva qualcosa), è sempre una ‘buona vita’ per cui vale la pena combattere. 
Anna Soricaro








Anna Soricaro; colei che sa parlare d'arte



Anna Soricaro: lei sì che l’arte la conosce.
Conobbi Anna tramite un’e-mail garbata con la quale si presentò, descrisse dettagliatamente, nella stessa, i miei lavori; cominciò così il nostro rapporto.
Lei ha curato e, spero-credo, curerà alcune mie mostre presso una ben gestita galleria di Barletta: Zerouno.
Mostre organizzate con il patrocinio della prestigiosa Fondazione De Nittis.
Curatrice seria e attenta,  critica d’arte preparata e competente.
 Serietà, attenzione, preparazione, competenza tutte qualità in via d’estinzione nell’ambiente pittorico che, al contrario, è appannaggio di “mestieranti” sempre meno preparati e seri.
Fra donne succedono cose “strane”, una sorta di magica alchimia talvolta si palesa, così come quella splendida complicità.
Oggi, Anna ed io, siamo molto amiche, un grande affetto e stima mi lega a lei e tutto ciò prescinde dal giudizio sul mio operato, che rimane, com’è giusto che sia, obiettivo rispetto ai miei lavori che via via esamina con attenzione e sensibilità.
Ecco chi è Anna, cenni tratti da un sito d’arte:

Critico, esperto, curatrice d’arte Laureata in Lettere presso l’Università di Bari si è specializzata in Management dei beni culturali presso l’Università di Lecce in un master di primo livello. Si è occupata di progettazione europea, dal 2000 è esperta d’arte e direttrice della Fondazione De Nittis di Barletta e si occupa di reperire, studiare e catalogare le opere inedite di De Nittis.
È docente di master presso istituti privati di management di beni culturali e turismo e direttore artistico del Centro Culturale Zerouno. Ha collaborato con diversi periodici locali e riviste online; diverse sono le pubblicazioni nel campo turistico locale dopo studi di fattibilità e sopralluoghi artistico - archeologici. 

Siti:

martedì 25 marzo 2014

Io ti amo

Sono giorni che riecheggia nella mia mente il suono della tua voce
 quando mi dicesti: << Io ti amo>>.
Ricordo più d’ogni altra cosa l’emozione forte, come una luce abbacinante, che pervase ogni millimetro del mio corpo e della mia mente.
Rammento
 la mia risposta
 intrisa di felicità, la ricordo: <<Io ti amo>>.
Qual era il tuo nome?
Chi eri?
Io di te non ho alcuna reminiscenza… 
eccezion fatta per quella frase: <<Io ti amo>>.





Fonte immagine: 

http://sweetvisage.tumblr.com/post/38106883710/iamjapanese-gustav-klimt-austrian

venerdì 21 marzo 2014

Come la Sacher

                                                     
                                                            Jazz note secondo Marco
                                                     


        




Adesso se parla poco, ma negli anni '90 (del secolo scorso) Joe Pass – al secolo Joseph Antony Passalacqua 1929 / 1994 – era come la torta Sacher per gli amanti della chitarra jazz: "non conosci Joe Pass? Continuiamo così, facciamoci del male".
Capitò anche a me di sentirmi dire una cosa del genere e alla prima occasione lo andai a vedere...

Questo brano da un bell'esempio della sua tecnica chitarristica, anche se in un contesto molto più formale del suo solito: niente eterna sigaretta, niente brani allungati allo spasimo e alla fine lo vedrete guardare l'orologio preoccupato di aver suonato più di quanto gli fosse stato concesso.

   
                      

giovedì 13 marzo 2014

Ferdinando Scianna



emmegrafia





In un periodo in cui tutti siamo esperti di cinema e di grandi bellezze, vale la pena di riguardare i lavori di Ferdinando Scianna (Bagheria 4 luglio 1943). 
Lui di bellezza se ne intende, non solo per le sue collaborazioni con Giuseppe Tornatore o per gli arcinoti scatti con Maria Grazia Cucinotta, ma per la capacità di estrarre una bellezza epica dai suoi soggetti, anche i più disperati.




Addormentati nella metropolitana - New York 1985








Jorge Luis Borges - Palermo 1984

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