martedì 3 giugno 2014

Il tempo

Roberto Pinetti






Un giorno, senza un motivo particolare, ti rendi conto che le persona che hai amato non avevano tempo. 
Erano bambini, grandi-madri, matrigne, orchi, streghe, fate e principi azzurri. 






Ora appena nate, ora antiche come il mondo stesso. 
Le persone che hai amato non avevano tempo.
Ma il tempo, a volte, ti aveva imprigionato per anni con loro. 
In gabbie d'attesa e speranza. 
Oppure, fuggiva improvviso dalla finestra aperta nella stanza. 
Come il buio della notte quando arriva il mattino. 
Allora, ti scopri a pensare, di nuovo, che le persone che hai amato non avevano tempo. 
Vivevano da sempre nella tua memoria prima ancora d'averle incontrate. 
A volte, stelle già cadute prima d'essere avvistate. 
Non avevano tempo, loro, e prendevano il tuo a piene mani, come acqua di fonte. 
E alcune di esse, dopo essersi a lungo dissetate, ancora non avevano tempo. 
Non avevano più tempo per te che, all'improvviso, abitavi il loro passato.





martedì 27 maggio 2014

Una sconosciuta di nome ‘grafica’ per il noto Picasso


BuonaVita

Perché senza l’arte nessuna vita sarebbe buona







A fine Novecento si diceva «Al nostro secolo non restano abbastanza anni per arrivare a conoscere tutte le opere di Picasso», è così anche oggi. 

Lo spagnolo Pablo Picasso è noto come pittore, ma geniale anche come scultore e litografo.

Se i dipinti più noti al pubblico sono del periodo blu e rosa o i rinomati quadri cubisti, geniale si può ritenere la produzione grafica, compiuta per oltre quarant'anni. 
Realizzò oltre  2.500 incisioni, che per singolarità di contenuti e tecniche d’esecuzione, lo resero  il più rilevante incisore del XX secolo. 
In particolare fu grandioso verso il campo dell’editoria, disponendo illustrazioni per libri d’artista che vennero pubblicati dai più grandi editori dell’epoca. 
La sua estesa carriera grafica ebbe inizio nel 1899 e lo vide sperimentare diverse tecniche, dall'acquaforte all'acquatinta, dalla puntasecca al bulino, dalla litografia al linoleum in un percorso sempre parallelo a quello pittorico.



Ed ecco un abbraccio ricolmo di una sensualità mozzafiato



 in ‘Gli amori di Giove e Semele (25 ottobre 1930)’

dove la stretta protettrice di Giove affida grandiosità a tutta la resa finale creando una aureola sul capo di Semele in atto di cura, affetto e chiusura: un amore dove serve e basta il silenzio. 
Di questa tavola esistono altre cinque versioni eseguite sempre lo stesso giorno dello stesso anno. 





Poi mi piace evidenziare un esemplare grafico che racchiude interventi di puntasecca e raschietto insieme all'acquaforte, un capolavoro grafico dell’ultimo libro illustrato creato da Picasso 

‘La chute d’Icare, 1972, acquaforte’ dove tre volti inquadrati da una linea netta, corposa, nera contrastano con la parte inferiore esile, leggiadra, chiara. Un’opera modernissima, dai volti ingigantiti e distorti che ben rappresenta lo stile che diverrà cardinale nella pittura.





Buon proseguimento di vita a chi con l’arte e nell'arte sa perdersi e ritrovarsi.  



lunedì 26 maggio 2014

Mr Godzilla


emmegrafia







Fino a pochi anni fa le case di distribuzione cinematografica italiane tenevano i film "in caldo" per la stagione fredda: se un film usciva negli Stati Uniti a fine primavera, erano capaci di non farlo uscire prima di ottobre. L'estate era un periodo minore in cui si riciclavano vecchie pellicole o si facevano uscire i cine-cocomeri, le controparti vacanziere dei cine-panettoni.

La globalizzazione ha cambiato anche questo (ho sempre sognato di scrivere una frase del genere): ora i film in Italia vengono distribuiti in contemporanea con il resto del mondo (o quasi). 
Ovviamente, per noi Italiani, il resto del mondo è l'America. Così ecco che i social network si sono agitati nell'attesa dell'ennesimo remake di Godzilla. 
Ma come si fa a vedere un film del genere senza aver visto (magari in una sala parrocchiale) l'originale giapponese del 1954?

Il film originale fu girato nel Giappone del dopo guerra. Doveva essere un film di mostri (Kaiju), ma le ferite della guerra erano così gravi e recenti che finì per diventare una metafora dell'olocausto nucleare.

Questa foto, di cui non ho scoperto l'autore, ritrae Haruo Nakajima, l'attore che ha impersonato Godzilla per vent'anni fino al 1974, durante una delle frequenti pause di lavorazione. Il primo costume, quello originale, era fatto di gomma armata di maglia metallica e pesava più di un quintale. La casa produttrice aveva ingaggiato anche Katsumi Tezuka perchè si alternasse a Nakajima nelle scene, ma il primo svenne per la fatica durante la prima ripresa e Nakajima girò la maggior parte del film (e i molti altri a seguire).





martedì 20 maggio 2014

Eutanasia di un viaggio


Ho dormito con uno sconosciuto.


Io che reputo il sonno lo stato più intimo di una persona, la condizione che può essere condivisa solo in rarissimi casi e non con un “qualunque”.

Le difese scivolano via, il volto, troppo rilassato, diviene come trasparente sino a quasi palesare le immagini che la mente partorisce; fotogrammi d’intimità assoluta.

Ho dormito con uno sconosciuto.


Io che dormo da sola, ho dormito con lui: un perfetto estraneo, un senza nome, uomo il cui volto ho scordato.
Nulla in comune con la trama di Ultimo tango a Parigi, film che amo… niente che gli somigli, eccezion fatta per l’assenza di un nome, almeno come avviene per buona parte della celebre pellicola.
Dello sconosciuto io non ho memoria alcuna, non conosco il suo nome né ho mai saputo se avesse avuto una consorte morta suicida o se stesse gestendo un albergo o una pizzeria, se egli fosse uno scalatore del K2 o, chissà, un fumettista-cantante.
Al mio risveglio lui era lì, bocca un po’ aperta, un leggero sibilo; io confusa, disorientata per un attimo che m’è parso lunghissimo, ricomponendomi, ho cercato risposte ai miei quesiti…
Quell'attimo di sbandamento, di vuoto è durato fino a quando mi sono resa conto d’esser sul treno, seduto accanto a me, dormiente quanto lo ero stata io, lo sconosciuto.


martedì 6 maggio 2014

Marcire con disinvoltura


Imbarazzata per la signora che riesce a far scappare i pesciolini dalla vasca dell’ittioterapia, vasca da pediluvio per improbabili incontri occasionali e no.
Cosa dire del fastidioso “intimo” prurito del quale è affetta la povera ragazza che su un lettone chiede consiglio alla sua mamma?
In ascensore, poi, si rischia di incontrare signore che emanano fetori indescrivibili, odoracci di cui parlano con una certa disinvoltura e noncuranza; ovvio, è assolutamente comune!
Lezzo scaturito anche dal corpo di quella giovane donna che il divano, dotato d’intelligenza, tiene a debita distanza dal probabile corteggiatore.
 Sofà che diligentemente si unirà alla sua metà, avvicinando così i due, appena la signora avrà indossato un assorbente dotato delle ”speciali molecole Enne tre”.
Mi consola, comunque, la possibilità elevata che abbiamo di raggiungere rapidamente un orgasmo solo usando profumi firmati; in questo caso siamo come possedute.
 Biascichiamo parole incomprensibili, sussurriamo, emettiamo suoni che paiono arrivare da altri mondi, allora capisco che siamo fortunate: possiamo godere… quando (e se) riusciremo a capire il nome della marca!
Ci ha pensato un detersivo per la casa a riportare tutto in una sorta di “classicità”.
Cenerentola che pulisce velocemente e senza fatica: lei sì che ci era mancata!
Gli uomini?
Profumano di rosa canina… forse.




Fonte immagine:http://viaggi.libero.it/news/25059033/le-citta-piu-puzzolenti

martedì 22 aprile 2014

Alfred McCoy Tyner


Jazz note secondo Marco




Scrivere di Alfred McCoy Tyner, su queste pagine, somiglia un po' a scoprire l'acqua calda, ma la vera scoperta è quella di vederlo ancora così vitale e così grande a 76 anni (nasce a Filadelfia l'11 dicembre 1938). 
Magro, scheletrico, la classica andatura dinoccolata di sempre, dietro alla tastiera di un pianoforte torna giovane e compensa con classe quello che può aver perso in potenza.
 In questo video lo vediamo con Ravi Coltrane (e che le colpe dei padri non ricadano sui figli):



               

venerdì 18 aprile 2014

Noi siamo quello che vediamo




Roberto Pinetti








Hai visto? Sei certo? Hai almeno guardato? Hai visto o credi di aver riconosciuto qualcosa e ti sei fermato li. Come sempre. Credi di vedere ma sei cieco. Credi di capire ma, tutt'al più hai "riconosciuto" dei segni che "pensi" di aver già visto. Così credi, ti illudi, di aver visto, guardato, capito magari! Ma non hai ancora aperto gli occhi. Forse pensi che leggendo una didascalia, una spiegazione, magari quella dell'artista stesso, oppure di un critico qualunque o, in generale, un "addetto ai lavori" dell'arte visiva, potrai capire. Ma non è così. Guarda. Apri il cuore e zittisci la mente con tutte le balordaggini che ci hanno ficcato negli anni e ascolta. Osserva. Fai tacere la testa che ti suggerisce le stupide connessioni che spacciamo per comprensione ma sono solo "riconoscimenti", recupero di pre-concetti già catalogati e inscatolati, così come inscatolate sono gran parte delle persone. Guarda. Fidati della connessione profonda che pur esiste fra gli occhi e la psiche, lo sguardo e l'anima. E non avere paura di "scoprire". Bandisci i luoghi comuni, almeno per un istante, e lascia scorrere la consapevolezza che emerge quando facciamo tacere i pensieri inutili, quelli preconfezionati e imparati a memoria, e che come pappagalli ripetiamo all'infinito, per sentirci uguali, come gli altri, non sapendo che "altri" è un termine generico che riflette, come uno specchio, noi stessi quando non siamo consapevoli. Guarda. Osserva. Sono le uniche parole che posso ripeterti. Dato che la comprensione, che è una forma della Conoscenza, è autentica solo quando ti attraversa personalmente. Quando è frutto di un profondo lavoro/cammino individuale. E non può certo derivare da parole lette o sentite e poi memorizzate così da ripeterle all'occasione. Se provi a farlo, se solo riesci per qualche momento a porti davanti a questa immagine con gli occhi finalmente aperti. Allora comprenderai cosa significa: "noi siamo quello che vediamo".

Roberto Pinetti


«Noi siamo quello che vediamo»
Dittico
 Fotografia digitale Stampa: diretta su lamiera zincata
di
Roberto Pinetti


mercoledì 16 aprile 2014

Il fotografo delle dive



emmegrafia






Peter Basch (Berlino 1921 - New York 2004) era il fotografo delle dive. In rete poche note biografiche (infanzia in germania e poi il resto della vita negli USA), e la lista delle dive (e dei divi) che ha ritratto per Life, Look e Playboy. Le sue foto ci parlano di una visione non convenzionale, che va oltre il solito ritratto del volto o della posa cinematografica, che però riassume il personaggio ritratto con particolari simbolo, come questa foto di Marlene Dietrich del 1964 tutta costruita intorno alle sue leggendarie gambe.





mercoledì 2 aprile 2014

Sempre io: Egon Schiele

BuonaVita

Perché senza l’arte nessuna vita sarebbe buona








Egon Schiele (1890 – 1918), pittore ed incisore austriaco, è stato un artista figurativo del primo Novecento, esponente dell’espressionismo viennese. 

Una vita rapida e un’arte profondamente intensa nota per l'introspezione, per i corpi contorti, per il sesso in esposizione, ma ogni medaglia ha due facce ed ecco che alberi e paesaggi sono stati protagonisti meno noti di un’arte essenziale ed elegante, rapida ed emozionante. 
La fragilità del tratto diviene interprete di una precarietà esistenziale espressa da alberi, simbolo di vita in continua crescita, davanti ad un sole minuscolo e spento, urlo stabile nella transitorietà di alberi cresciuti silenziosamente con fatica, dove la diversità è sempre evidente, dove si assiste a quella strana voglia di star soli. Alberi in libertà per un artista che stava stretto ogni giorno. Non esiste lucentezza né cromatica né reale in Schiele e la grandiosità sta proprio in questo, in quel tratto sempre casuale, nei toni sopiti e rilassati anche nell’energia di un rosso o nello splendore di un giallo, nella rapidità di una linea riconoscibile ovunque che diviene poesia visiva.
E l’arte, per chi ne fa una ragione esistenziale, è la sola espressione di conoscenza per dire della propria vita che, nonostante i problemi e le difficoltà (e Schiele ne sapeva qualcosa), è sempre una ‘buona vita’ per cui vale la pena combattere. 
Anna Soricaro








Anna Soricaro; colei che sa parlare d'arte



Anna Soricaro: lei sì che l’arte la conosce.
Conobbi Anna tramite un’e-mail garbata con la quale si presentò, descrisse dettagliatamente, nella stessa, i miei lavori; cominciò così il nostro rapporto.
Lei ha curato e, spero-credo, curerà alcune mie mostre presso una ben gestita galleria di Barletta: Zerouno.
Mostre organizzate con il patrocinio della prestigiosa Fondazione De Nittis.
Curatrice seria e attenta,  critica d’arte preparata e competente.
 Serietà, attenzione, preparazione, competenza tutte qualità in via d’estinzione nell’ambiente pittorico che, al contrario, è appannaggio di “mestieranti” sempre meno preparati e seri.
Fra donne succedono cose “strane”, una sorta di magica alchimia talvolta si palesa, così come quella splendida complicità.
Oggi, Anna ed io, siamo molto amiche, un grande affetto e stima mi lega a lei e tutto ciò prescinde dal giudizio sul mio operato, che rimane, com’è giusto che sia, obiettivo rispetto ai miei lavori che via via esamina con attenzione e sensibilità.
Ecco chi è Anna, cenni tratti da un sito d’arte:

Critico, esperto, curatrice d’arte Laureata in Lettere presso l’Università di Bari si è specializzata in Management dei beni culturali presso l’Università di Lecce in un master di primo livello. Si è occupata di progettazione europea, dal 2000 è esperta d’arte e direttrice della Fondazione De Nittis di Barletta e si occupa di reperire, studiare e catalogare le opere inedite di De Nittis.
È docente di master presso istituti privati di management di beni culturali e turismo e direttore artistico del Centro Culturale Zerouno. Ha collaborato con diversi periodici locali e riviste online; diverse sono le pubblicazioni nel campo turistico locale dopo studi di fattibilità e sopralluoghi artistico - archeologici. 

Siti:

Translate